© 2017 by Virgolazero.

  • Grey Twitter Icon
  • Grey Facebook Icon

Ogni cambiamento ha bisogno del proprio tempo. (...) esiste un unico principio olistico che caratterizza le nostre declinazioni e ci permea, e che la ricerca del disequilibrio e degli opposti è la base per il lavoro sia che lavoriamo sul corpo, sulla mimica, sulla voce, sul movimento, sulla gestualità: non esistono scarti, tutto è materia prima. Anche ciò che riteniamo scontato e invisibile. A partire dall'aria che ci circonda o dallo sguardo che penetra o dal respiro che nutre.


E’ nel gruppo la consapevolezza della creazione e della performance; in questo senso ogni laboratorio diventa una storia appassionante che parla, senza alibi, di guarigione e responsabilità; che poi sono gli ingredienti principali di un processo spirituale. Ed è in un contesto del genere che ci si può avvicinare allo spazio sacro. Perché si vanno a toccare le corde intime dell’individuo, dove il sacro risiede e si nutre.

L’attività di formatore e pedagogo mi ha permesso di indagare, attraverso gli stimoli degli attori, il sistema complesso e sensibile tra impulso, reazione e capacità di elaborazione psicologica del tessuto emotivo. La rappresentazione è divenuta, in questo ambiente, il pretesto per maturare un’anamnesi interiore, scendere in profondità verso territori inesplorati ed entrare definitivamente in crisi con me stesso.

Coaching indivuduale >>

Coaching per allievi attori >>

Coaching di gruppo >>

Coaching di perfezionamento >> 

I laboratori più fertili sono quelli che vedono la partecipazione di persone che percepiscono  il bisogno di sbloccare nodi emotivi.  

Nell’abbandonare la forma consolatoria della maschera e dello stereotipo e quindi delle varie forme di finzione ad esso collegata, i partecipanti saranno condotti verso bisogni ed emergenze esistenziali. Queste urgenze, dense di carichi emotivi e spesso collegate ad eventi del vissuto personale, gonfiano il lavoro di una potenza viscerale. Il materiale raccolto  si traduce in materiale di lavoro collettivo e dunque in esperienza spirituale,  produttiva.

Il workshop non rimane un contenitore sterile; come una vecchia lastra fotografica imprime e raccoglie storie, immagini, colori, scorie, racconti restituendo al gruppo in lavoro le atmosfere adatte al contesto. Ogni elemento presente nello spazio, sia visivo che sonoro, contribuisce alla nascita dei racconti e gli oggetti presenti si alleano coi personaggi, presenze in bilico tra realtà e immaginazione. L’evoluzione continua dei personaggi, delle ambientazioni e dei contesti di lavoro, rende il workshop un organismo di emergenza, vivo, suggestivo, spiazzante. Il lavoro si arricchisce dunque di scoperte reciproche e sensibilità diverse, evolvendosi costantemente,

attraverso suggestioni, testi, improvvisazioni, spunti performativi, lavoro di produzione di materiali fotografici, video e audio, danza, training fisico.