The sound mapping of the urban space and of the private spaces of Barcelona, realized during the residency period, is decontextualized through a dramaturgical process of sound editing and then reproposed through audio speakers positioned on the walls of the gallery. This acoustic material intentionally enhances the polysemy of the interpretations, inducing an effect of estrangement. I set up a recorder inside a black box -constructed like a radio control room- so as to offer everyone the possibility of narrating to the microphone the images from the sounds heard during the performance in the room. The spectator becomes the actor of his own story. The theatrical dimension of the control room (onstage) represents the only visual system of the installation. The sounds diffused in the hall and the narration of the spectator inside the control booth can overlap, since the microphone is connected in real time with wireless headphones positioned on the walls of the gallery itself. This stratification of listening and conditioning is a founding core of the action: in the absence of effective control of the source, the narrative interpretations derived from listening to the same sound are infinite and also conditioned by extrasensory factors (e.g. the history of personal experience of the users, etc.). The impossibility of control and verification on the fact happened allows to create endless dramaturgies, even in the presence of an output (the sounds of speakers hanging on the walls) equal for all.

La mappatura sonora dello spazio urbano e degli spazi privati di Barcellona realizzata durante il periodo di residenza, viene decontestualizzata attraverso un processo drammaturgico di editing del suono e successivamente riproposta mediante diffusori audio posizionati sulle pareti della galleria. Tale materiale acustico esalta intenzionalmente la polisemia delle interpretazioni, inducendo un effetto di straniamento. Predispongo un registratore all’interno di un black box –costruito come una sala da regia radiofonica- tale da offrire a ciascuno la possibilità di raccontare al microfono le immagini dai suoni ascoltati durante la fruizione in sala. Lo spettatore si trasforma in attore del proprio racconto. La dimensione teatrale della cabina da regia (onstage) rappresenta l’unico impianto visivo dell’installazione. I suoni diffusi in sala e la narrazione dello spettatore dentro la cabina di regia possono sovrapporsi, dato che il microfono è collegato in tempo reale con cuffie wireless posizionate sulle pareti della galleria stessa. Questa stratificazione di ascolti e di condizionamenti è un nucleo fondante dell’azione: in mancanza di controllo effettivo della fonte le interpretazioni narrative derivate dall’ascolto dello stesso suono sono infinite e condizionate anche da fattori extrasensoriali (ad es. lo storico del vissuto personale dei fruitori ecc). L’impossibilità di controllo e verifica sul fatto accaduto permette di creare infinte drammaturgie, pur in presenza di un output (i suoni degli speakers appesi alle pareti) uguale per tutti.

A PROJECT BY

Manuel Canelles

CURATED BY

Roberta Melasecca Savina Tarsitano Ilaria Termolino

PRODUCTION AND OSPITALITY

Espronceda – Institute of Art & Culture (Barcelona, Es)

WITH THE CONTRIBUTION OF

Espronceda – Institute of Art & Culture​

COLLABORATIONS

Vitor Schietti

Eva Loprieno

Savina Tarsitano

Ilaria Termolino

Roberta Melasecca 

THANKSGIVING

MACRO / Officine Nove